Nuovo “asse” Renzi-Obama, referendum e PD

di Giovanni Faleg

Articolo pubblicato su AffarInternazionali il 28 ottobre 2016

Matteo Renzi è tornato dalla cena di stato alla Casa Bianca con un importante capitale politico per il Partito Democratico (PD) riassumibile in tre punti. Primo, l’endorsement di Barack Obama alla riforma costituzionale, in vista del voto referendario.

Il Presidente ha ufficializzato il sostegno del governo americani al Sì, elogiando inoltre le riforme elaborate dal governo italiano per aiutare l’economia italiana a crescere.

Secondo, Obama ha ribadito la propria opposizione alle misure di austerità, considerate un freno alla ripresa all’interno dell’Unione europea (Ue), indicando l’Italia come modello da seguire in aperta antitesi con le politiche economiche prevalenti oggi in Europa. Un sostegno simile è arrivato anche riguardo alle proposte italiane in materia di migrazione.

Infine, paragonando Matteo Renzi al primo ministro canadese Justin Trudeau, Obama ha dato una forte indicazione sulla futura leadership del movimento progressista e sulla “Terza Via”, sponsorizzando l’italiano come un leader moderno, capace di motivare gli elettori e portare a compimento le riforme di cui ha bisogno il paese.

Questo capitale politico non è poca cosa. Il principio dei “patti chiari, amicizia lunga” pone le basi per una relazione privilegiata tra Italia e Stati Uniti e aumenta la rilevanza strategica internazionale del paese. Il tutto naturalmente legato a doppio filo al voto dell’8 novembre negli Stati Uniti e del 4 dicembre in Italia. Ovvero: se vince Hillary, se vince il Sì.

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